La crozaia ospita l’Europeo per sacerdoti per la seconda volta e lo fa a Vukovar, la città martire della resistenza durante la guerra del 1991 con la Serbia allo sfaldarsi della ex Jugoslavia. I segni della guerra sono ancora visibili e anche il clima nella popolazione e nella chiesa è di una pace surreale, quasi che non ci si possa lasciar andare alla gioia tuttavia si percepisce che i cuori sono liberi dall’odio e dal desiderio di vendetta. Ascoltando gli storici scopriamo di essere all’antico confine sul Danubio tra impero Romano d’Oriente e Impero Romano d’Occidente che si identifica oggi nei diversi riti: i croati cattolicissimi e fedeli a Roma e i serbi Ortodossi che portano come vessillo l’aquila bicefala di Bisanzio.

Particolarmente toccante è stata la mattinata di martedì in visita ai luoghi della guerra e la preghiera sulle fosse comuni, inoltre celebrare nelle chiese ricostruite e pregare per la Pace è stato veramente emozionante e impegnativo.

La nostra rappresentativa dopo la sconfitta di misura con l’Ungheria (1-0) e la sconfortante sconfitta con il Portogallo per 4-2 non ha trovato l’equilibrio giusto lasciandosi andare e non trovando la giusta concentrazione nelle partite successive, si chiude al 13 posto su 15 partecipanti

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